Zlatan, la faccia sporca del ghetto

In questi appuntamenti con le storie di sport ho sempre raccontato di atleti che avevano terminato la loro attività agonistica; qualcuno da poco, molti da tanto, qualcuno non c’è più.

Per questa volta invece parlo di un atleta che, per quanto ormai quarantenne, è ancora pienamente in attività. Ibra, al secolo Zlatan Ibrahimovic, uno dei calciatori più seguiti in tutto il mondo, considerato un grandissimo al pari dei Messi, CR7, di Ronaldo “Il Fenomeno”, insomma uno che a pieno titolo fa parte del Gotha del calcio mondiale. Anzi, per me, più forte sia di Messi che di Cristiano Ronaldo.

Perché derogo dalla mia regola di scrivere degli atleti del passato? Semplice, perché Zlatan è stato protagonista di un episodio decisamente sgradevole pochi giorni fa; episodio che ha fatto già scorrere fiumi di inchiostro sui giornali e innumerevoli commenti social in tutto il mondo. Quindi credo che valga la pena di fare uno strappo e provare a capire chi è Zlatan.

Intanto, riassunto di cosa è successo per i pochissimi che non lo sanno. Nel derby di Coppa Italia di martedì scorso tra Milan (dove gioca Zlatan) e Inter, alla fine del primo tempo si è accesa una “quasi rissa” tra lo stesso Ibra e il centravanti dell’Inter, il belga di origini congolesi Romelu Lukaku, un colosso di quasi 100 Kg di muscoli (non che Ibra sia da meno). I due non sono venuti alle mani solo per l’intervento dei rispettivi compagni di squadra che li hanno trattenuti a forza; in ogni caso se ne sono dette di tutti i colori e si sono promessi di regolarla a cazzotti, come due malavitosi di periferia. Lukaku era veramente fuori dalla grazia di Dio, lui che in genere è giocatore correttissimo e persona gentile.

Che la rissa l’abbia provocata Ibra è fuor di dubbio. È lui che ha cominciato a insultare pesantemente, è lui che ha provocato. Accusato subito di razzismo, il giorno dopo lo svedese ha fatto un post in cui diceva: “Nel mondo di Zlatan il razzismo non esiste”, in realtà secondo me aveva una coda di paglia che non finiva più, perché le sue frasi provocatorie, pur non direttamente razziste, facevano riferimento a presunti riti voodoo fatti dalla madre di Romelu. Come a dire a un italiano “pizza e mafia”, quindi in realtà attingendo a piene mani agli stereotipi negativi.

Ma può uno come lui essere realmente un bastardo razzista? Secondo me no, e vado a spiegare perché. Zlatan nasce a Malmö in Svezia nell’81, figlio di immigrati fuggiti dallo sfacelo della ex Jugoslavia. Padre bosniaco mussulmano e madre croata cattolica.Cresce poverissimo nel sobborgo di Rosengard, quartiere ghetto di immigrati di tutte le razze. Nella civilissima Svezia, culla del welfare sociale, in realtà vivere in questo quartiere dell’emarginazione in cui la polizia non entra neppure e dove la legge è fatta dalle gang che controllano il territorio, non è affatto facile.

Zlatan cresce in un ambiente dove ti devi far valere con la forza (o con l’astuzia, o con la cattiveria), non certo con la buona educazione. E poiché lui di forza ne ha da vendere, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Comincia la sua carriera di calciatore in Svezia per poi essere acquistato dall’Ajax e imporsi sin da quegli anni come uno dei giovani calciatori più forti d’Europa (parlo dei primi anni 2000).

In molti lo paragonano a Van Basten per visione di gioco e movenze eleganti. Un Van Basten decisamente più potente fisicamente e decisamente più duro. Fra l’altro Zlatan, avendo praticato le arti marziali, ha una capacità di movimenti acrobatici incredibile e si inventa dei gol tanto spettacolari quanto impossibili. Comincia a crescere il mito di “Ibracadabra”.

Noi italiani impariamo a conoscerlo nel 2004, quando con la sua Nazionale segna contro l’Italia con un gol di tacco in acrobazia spalle alla porta che lascia tutti basiti, giocatori in campo e tifosi davanti alla TV.

Nel 2004 comincia la parte italiana della sua carriera; prima alla Juve, poi all’Inter. Poi va al Barcellona di Messi (esperienza negativa) e poi di nuovo Italia e Milan. In ogni caso ovunque va, Ibra vince e fa vincere. E la povertà è un lontano ricordo, diventa uno degli sportivi più pagati al mondo e i suoi guadagni si contano in decine di milioni di euro all’anno. Non c’è che dire, niente male per il ragazzo povero venuto da Rosengard. E poiché fa gol pazzeschi, è fortissimo, ha personalità, è un leader naturale, cresce il suo mito su tutti i media e presso i tifosi adoranti, mito che lui sapientemente ha imparato a coltivare.

La sua carriera calcistica prosegue poi nel Paris Saint Germain, nel Manchester United e nei Los Angeles Galaxy, dove sembra che vada a raccogliere gli ultimi milioncini di dollari di una carriera stellare (ma senza Champions League). Nel frattempo il viso è sempre più quello di un guerriero mongolo e il corpo – un pazzesco fascio di muscoli – si riempie sempre più di tatuaggi. Assomiglia a un guerrigliero del libro e film “L’educazione siberiana”.

Un anno fa torna al Milan e alla sua età dimostra di essere ancora un atleta, un calciatore e un leader. E l’adorazione ruffiana dei media è sempre più forte.
Ibra ha senso dell’umorismo e quando dice di essere il più grande, addirittura “un dio”, lo fa sempre con quel quid di ironia che serve a stemperare le sparate. D’altra parte il personaggio è quello, divisivo. Amatissimo o detestato, senza mezze misure.

Insomma, che l’ex ragazzo povero abbia un “ego ipertrofico” non c’è dubbio, ma la sua maschera da durissimo e cattivissimo è anche un po’ una costruzione del personaggio.Z latan ha capito di piacere così, e un po’ ci è e un po’ ci fa.

Ora torniamo alla quasi rissa con Romelu. Non c’è dubbio che Zlatan ha sbagliato, non c’è dubbio che la sua voglia di sentirsi sempre l’indiscussa star della rappresentazione lo ha portato a esagerare, a una inutile e sgradevole provocazione fatta col preciso scopo di far saltare i nervi all’avversario.

Non c’è dubbio che ha dato un brutto spettacolo di arrogante bullo e penso che una bella squalifica ci stia tutta. Ma per favore non esageriamo, sui campi di calcio (e non solo) ci si è sempre insultati e menati. In un certo senso fa parte del gioco, squalifiche comprese. E lasciamo perdere il razzismo, l’ex ragazzo di Rosengard, cresciuto tra tutte le razze reiette del mondo avrà altri difetti, non quello di non sapere che le differenze tra esseri umani dipendono dalla testa e dal cuore che hai, non dal colore della pelle o dal paese in cui sei nato.

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